

Rassegna Stampa di Steffano Assicuratori

Aprile 2025 n.04
Aprile 2025 · n. 04

Amministratore Unico
Prevenire è meglio di curare
Questo concetto “storico” è diventato un detto popolare anche perché sintetizza un principio di grande saggezza. Da broker assicurativo non posso non osservare che ai nostri giorni il concetto di prevenzione a livello di salute si articola tanto nel seguire comportamenti virtuosi e orientati al proprio benessere fisico e mentale, quanto nella possibilità di sottoscrivere coperture assicurative rivolte alla protezione della salute e alla propria cura sanitaria.
Pandemia e liste di attesa del SSN sono state lo “spartiacque” della crescita di polizze sanitarie sottoscritte in Italia. Nel 2023, la raccolta dei premi relativi alle polizze malattia ha raggiunto i 3,7 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 1,9 miliardi di 10 anni prima. Tuttavia oggi, anche se più di quattro italiani su dieci conoscono le polizze salute e le consiglierebbero, meno di uno su cinque ne possiede una.
Quali sono i punti chiave di queste coperture?
Solitamente riguardano queste tipologie di spesa:
- i check-up relativi ad esami su una sospetta malattia
- gli esami e le cure relative a una malattia o ad un incidente
- l'acquisto di medicinali e i ricoveri ospedalieri per malattia o incidente
Generalmente prevedono limiti ed esclusioni:
- limiti di età, che varia tra i 65 e gli 80 anni, e necessità di compilare un questionario dettagliato sul proprio stato di salute
- le spese relative a cure di problemi medici preesistenti al momento della stipula
- le spese dovute ad abusi (alcol, droghe e psicofarmaci)
- le spese relative a certe tipologie di intervento (dentistiche, salvo diversamente specificato, estetico o di tipo nutrizionale)
Infine, il premio assicurativo dipende da molti parametri:
- l'età, il sesso, le condizioni di salute preesistenti, l'attività lavorativa dell'assicurato
- il tipo di copertura richiesta
- la franchigia e il massimale applicato
Ovviamente un’assicurazione sanitaria può usufruire del vantaggio della detrazione nella propria dichiarazione dei redditi.
Insomma, il tema è fortemente customizzato, a seconda dei parametri soggettivi, e ampiamente articolato per l’offerta del mercato assicurativo. La nostra consulenza in questo ambito, ancor più che in altri, può essere decisiva! Per ogni esigenza di dettaglio noi di Steffano Assicuratori siamo qui, come sempre, per orientarvi e consigliarvi.
A presto
Polizze catastrofali, ufficiale lo slittamento
Sulla polizza assicurativa obbligatoria per le imprese relativa ai danni catastrofali, alla fine, ha prevalso il buonsenso.
Anche se al photofinish, nel tardo pomeriggio di venerdì 28 marzo, a fronte di un obbligo che sarebbe dovuto entrare in vigore lunedì 31 marzo, è arrivato il decreto che ha prorogato, per alcune categorie di imprese, l'obbligo di stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni direttamente provocati da calamità naturali ed eventi catastrofali sul territorio nazionale.
In particolare, il termine del 1° aprile viene spostato: al 1° ottobre 2025 per le medie imprese; al 1° gennaio 2026 per le piccole e micro imprese. Rimane invece fermo al 1° aprile il termine per le grandi imprese, ma per tali soggetti non si tiene conto, per ulteriori 90 giorni, dell'eventuale inadempimento dell'obbligo di assicurazione nell'assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali.
“La proroga - ha commentato il Presidente nazionale CNA Dario Costantini - è adeguata a sciogliere una serie di nodi interpretativi, fissare criteri e requisiti standard dei contratti e attivare il portale IVASS per consentire alle imprese di confrontare le offerte e scegliere in modo consapevole”.
Passi avanti nella chiarezza dei contratti assicurativi
Tradizionalmente, i contratti assicurativi sono scritti utilizzando un linguaggio tecnico-giuridico complesso. Questo approccio risponde certamente alle esigenze di precisione e certezza del diritto, ma presenta una barriera importante per i consumatori, che spesso faticano a comprendere pienamente i termini e le condizioni delle polizze.
Nel 2022 IVASS aveva commissionato un’indagine per valutare la leggibilità e la complessità di una selezione di contratti assicurativi, utilizzando come parametro di riferimento un documento familiare a tutti: la Costituzione Italiana.
A seguito dei risultati di questa prima indagine, IVASS ha avviato un dialogo con le Compagnie Assicurative, segnalandone le criticità e invitandole a intraprendere azioni concrete per migliorare la chiarezza e la trasparenza dei contratti.
Nel 2024 è stato condotto un follow-up per monitorare i progressi ottenuti. I risultati sono stati incoraggianti: l’88% dei contratti esaminati ha mostrato un miglioramento nella leggibilità grazie a una maggiore chiarezza nel messaggio e a una costruzione delle frasi più semplice.
I risultati di tale follow-up comportano altre due importanti considerazioni: la prima è che la semplificazione, se applicata correttamente, porta reali benefici; la seconda è che questi miglioramenti devono essere implementati in maniera sistematica su tutti gli aspetti del contratto, affinché l’intero documento accompagni il lettore in modo progressivo e comprensibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro.
Obbligo dell’rc per tutti i mezzi agricoli, ma se non hanno la targa?
Sono passati oltre otto mesi dall'entrata in vigore dell'obbligo assicurativo per tutti i mezzi agricoli, anche se fermi od operanti in aree private, ma la situazione è bloccata da un vuoto legislativo.
Tutti i veicoli, infatti, vengono identificati univocamente dalla targa e non dal numero di telaio (salvo rarissimi casi) e di conseguenza è proprio la targa la condizione imprescindibile per stipulare una polizza di RC. I mezzi fermi od operanti in aree private, però, non sono tenuti ad averne una e quindi si trovano nella condizione di non poter stipulare una polizza RC.
Insomma, per i moltissimi mezzi agricoli non targati non esiste la possibilità tecnica di stipulare una polizza: da 2 mesi si è in attesa della convocazione di un tavolo di confronto, la cui gestione dovrebbe essere in primo luogo in capo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e solo di rimando al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, ma di questo tavolo al momento sembra essersi persa traccia.
A ingarbugliare ulteriormente la matassa c'è, infine, il fatto che nel frattempo è imminente l'arrivo al Senato del DDL annuale sulle PMI, approvato lo scorso gennaio dal Consiglio dei Ministri, che prevederà, fra le diverse misure, l'esonero dall'assicurazione obbligatoria per i carrelli elevatori e per altri veicoli utilizzati dalle imprese in aree ferroviarie, portuali e aeroportuali, lasciando, però, scoperta la questione dei mezzi agricoli.
I numeri della previdenza complementare ad oggi
Il Decreto Legislativo 124 del 21 aprile 1993 per la prima volta ha disciplinato nel sistema italiano in modo organico la previdenza complementare, che così si affianca alla previdenza di base.
L'introduzione della previdenza complementare ha cambiato, anche in Italia, l'architettura del sistema pensionistico. Al pilastro di base, di natura pubblica, con adesione obbligatoria e a ripartizione, si è affiancato un pilastro integrativo, privato, volontario e a capitalizzazione.
Oggi chi aderisce e chi no alla previdenza complementare? A fine 2023 le iscritte e gli iscritti ai fondi pensione italiani sono 9.428.621, il 36,9% della forza lavoro (a fine degli anni Novanta erano circa 3 milioni). I tassi di partecipazione crescono con l'età e sono più alti tra gli uomini e nelle regioni del Nord Italia.
In pratica sono i lavoratori più forti a iscriversi. Ma anche tra questi lavoratori, una quota non trascurabile (poco meno del 30%) non contribuisce al fondo pensione. Tra quelli che contribuiscono, la contribuzione media è di 2.810 euro all'anno, con significative differenze tra i più giovani (1.810 euro all'anno per gli iscritti di età compresa tra i 18 e i 34 anni) e i meno giovani (più di 3mila euro per gli ultracinquantenni), tra uomini (3.010 euro all'anno) e donne (2.540), con divari che tendono ad ampliarsi con l'età e tra Nord e Sud.
In conclusione, molti lavoratori sono fuori dal sistema della previdenza complementare e tra quelli che sono dentro, non tutti sono dentro allo stesso modo.
Proprio per incentivare l'iscrizione ai fondi pensione, i contributi versati sono deducibili dal reddito fino a un massimo di 5.164,57 euro all'anno. Non solo: i rendimenti sono tassati a un'aliquota del 20%, meno dei rendimenti della maggior parte del risparmio finanziario (26%).
Il buco c’e’ o non c’e’? “ballano” 6 miliardi
Collegato al tema della previdenza complementare, in questi giorni è emersa una notizia relativa all’INPS ed allo scontro tutto interno tra Presidente, CDA e Direzione Generale, e il CIV, Consiglio di indirizzo e vigilanza dello stesso istituto.
Quest’ultimo infatti ha emanato una delibera con la quale li sollecita a chiedere al Governo un intervento, a carico della “fiscalità generale”, chiedendo di riportare nelle casse dell'INPS ben 6,6 miliardi di euro. La cifra, secondo il CIV, verrebbe a mancare a seguito ai ripetuti condoni («saldo e stralcio» delle cartelle fino a mille euro e fino a 5mila euro) decisi dai vari governi (Conte 1, Draghi, Meloni) che hanno riguardato non solo le tasse ma anche i contributi previdenziali evasi e notificati tra il 2000 e il 2015.
Il board dell’Istituto viceversa assicura «che non esiste alcun "buco" nei conti dell'INPS e che le operazioni di eliminazione dei crediti contributivi sono state improntate al rigoroso rispetto» di norme e criteri contabili. «Nel corso degli anni - prosegue il testo – i crediti eliminati erano già stati opportunamente "svalutati" in quanto inesigibili».
Si tratta di uno scontro tra organi di gestione e il CIV, espresso da sindacati e imprese che, ancora una volta, segnala i problemi di governance dell'INPS.
Dazi, dazi, dazi: aprile è stato il mese dei dazi
Quanto è successo dall’inizio di Aprile, con le decisioni assunte dal Presidente americano Donald Trump è sotto gli occhi di tutti, e lo “tsunami” mediatico e finanziario prosegue da giorni (e sicuramente non si assesterà a breve). A prescindere dall’incontro più di “scenario” che del merito del tema, avvenuto fra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente americano alla Casa Bianca (anche in chiave di rappresentanza degli interessi dell’intera UE), riportiamo alcune valutazioni del Ministro Giancarlo Giorgetti, il più accreditato a livello istituzionale a dire qualcosa visto che guida il Dicastero chiave dell’Economia e delle Finanze.
La strada indicata da Giorgetti in generale è quella del realismo.
«L'Italia è un Paese resiliente. La questione delle tariffe commerciali, secondo me, saremo in grado di superarla meglio degli altri, grazie anche alla forza dei nostri imprenditori».
«Per l'amministrazione Trump il nemico strategico è la Cina. L'Unione europea non è un alleato senza se e senza ma, però è un alleato». Quale traiettoria potrebbe prendere il braccio di ferro commerciale avviato da Donald Trump? «Per molto tempo il disavanzo commerciale degli Stati Uniti è stato ripagato dalla capacità del dollaro di attrarre capitali»: adesso il gioco è finito e Trump è entrato gamba tesa sulla questione.
«Mentre Trump lancia la deregolamentazione totale del mercato finanziario - ha osservato Giorgetti - la risposta del Vecchio Continente è stata quella di costruire un meccanismo iper-regolatorio»: ecco perché il realismo ora più che mai dovrebbe contraddistinguere anche l'Europa.
Infine, un giudizio sul nuovo rating di S&P. «La promozione di S&P sul rating italiano è stata importante perché è arrivata in una situazione di grande complessità e confusione economica», ha sottolineato rimarcando come abbia rappresentato «un grande investimento di fiducia nei nostri confronti, che dimostra come l'Italia sia vista a livello internazionale come un Paese serio».
Redditi lordi degli italiani e classifica per regioni e comuni
Ecco la classifica dei redditi lordi nazionali, aggiornata per come emerge dai dati relativi alle dichiarazioni delle persone fisiche (Irpef) e Iva, pubblicata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Nel 2024 i redditi dichiarati in Italia (anno d'imposta 2023) hanno superato i mille miliardi (1.027,7 miliardi) di euro di totale complessivo, denunciato da oltre 42,5 milioni di contribuenti, con un valore medio pari a 24.830 euro.
Dalla suddivisione dei dati per Regione emerge il divario tra Nord e Sud Italia. La Lombardia ha il reddito lordo complessivo più alto, 29.120 euro, seguono la Provincia Autonoma di Bolzano con 28.780 e l’Emilia-Romagna con 27.080. Ad occupare le ultime tre posizioni: Puglia con 19.600 euro, Molise con 19.570 e Calabria con 18.230.
All'ottavo posto si trova la prima grande città italiana: Milano, con un reddito medio pari a 38.989 euro. Roma, con un reddito medio lordo di 30.173, non si attesta nemmeno tra le prime venti posizioni.
Prima di Milano, a livello Comuni troviamo: 1 Portofino, Liguria; 2 Lajatico, Toscana; 3 Basiglio, Lombardia; 4 Solonghello, Piemonte; 5 Cusago, Lombardia; 6 Torre d'Isola, Lombardia; 7 Segrate, Lombardia. A portare la città ligure in vetta alla classifica dei redditi (94.505 euro) è la residenza di Pier Silvio Berlusconi. Lajatico è seconda (61.980 euro) grazie a un residente eccellente: il cantautore Andrea Bocelli che qui è nato. A Basiglio infine (50.807 euro) sono di casa i Doris di Banca Mediolanum.
Al quarto posto, per la prima volta tra le posizioni più alte dell'elenco, c'è Solonghello (197 abitanti), in provincia di Alessandria, con un reddito medio lordo di 47.801 euro: conosciuta per la produzione dei vini Barolo e Nebbiolo, oltre che per aver ospitato in passato una delle fabbriche dell'azienda di lusso Bulgari, oggi vede la presenza di stranieri che hanno deciso di investire sul territorio.
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